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© Roberta Vozza 2025

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Appunti di disconnessione

Esercizi per restare umani nel rumore digitale

Sconnessi Day 2026: un giorno non basta

2026-02-20 18:39

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Sconnessi Day 2026: un giorno non basta

Dal 22 febbraio al 22 marzo attraverso trenta piccoli atti di riconnessione. Non eroici. Non radicali. Possibili.

Trenta giorni per allenare la disconnessione. Il 22 marzo ci incontriamo.

Il 22 febbraio 2025 eravamo a Cascina Bert, sulla collina di Torino. Una giornata intera per disconnetterci. Non per protesta, non per moda, ma per necessità.

Abbiamo accettato di consegnare simbolicamente i telefoni - chi con più convinzione, chi con più timore - e abbiamo affrontato lo spazio che si crea quando il rumore digitale si abbassa.


I dati terrificanti degli studi mondiali sui danni da iperconnessione presentati quel giorno hanno aperto dubbi e ferite in ciascuno di noi. Un bagno di verità necessario e illuminante.
La parte di riconnessione ha sorpreso tutti per la potenza del coaching di Giancarlo e il fascino del Feng Shui presentato da Silvia. Il pranzo è stato un nutrimento dell’anima (quanto era buono il buffet di Valentina?).
Abbiamo capito una cosa semplice: la disconnessione non è un gesto simbolico. È un atto igienico.

 

Quel giorno è nato Tuconzero. Quel giorno si è accesa una luce (piccola, grande, non importa) che ancora tutti teniamo accesa.

Un anno dopo, il tema non è diventato meno urgente. Se possibile, è diventato più strutturale. Non è una percezione generazionale. È un dato.

 

Secondo i risultati di una survey condotta nel 2025 su oltre 20.000 studenti tra gli 11 e i 18 anni in occasione del Safer Internet Day 2026, il 77,5 % degli adolescenti italiani dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, con livelli che variano da lieve a moderato e solo il 22,5 % che non avverte questa forma di dipendenza. Tra chi ha provato a ridurre il tempo online, soltanto circa il 23 % ritiene di esserci riuscito.

 

All’iperconnessione si è aggiunta l’esplosione dell’intelligenza artificiale: alleata e rivale nel lavoro, seducente e pericolosa nella relazione. Strumenti capaci di rispondere, suggerire, scrivere, decidere al posto nostro stanno entrando nella quotidianità con una rapidità impressionante. Se ogni risposta è immediata, se ogni compito può essere delegato, cosa succede alla costruzione lenta del pensiero critico? Che spazio resta per l’errore? Per il tempo lungo dell’apprendimento?

 

L’iperconnessione non è solo una questione di tempo passato davanti a uno schermo. È frammentazione dell’attenzione, è riduzione della profondità, è difficoltà crescente a tollerare il vuoto. E il vuoto, se lo evitiamo sempre, diventa minaccioso.

Un mese di riconnessione

Per Tuconzero lo Sconnessi Day non sarà un giorno. Sarà un mese. 
Non per rimandare, ma per prepararci.

 

Dal 22 febbraio al 22 marzo attraverso trenta piccoli atti di riconnessione. Non eroici. Non radicali. Possibili.

  • Spegnere le notifiche non necessarie
  • Ritardare la prima accensione del telefono al mattino
  • Creare una zona neutra in casa
  • Stare in silenzio senza riempire

 

Ogni settimana pubblicheremo riflessioni, letture, dati, domande. Non per demonizzare la tecnologia, ma per imparare a usarla senza esserne usati.

 

Il 22 marzo sarà il momento in cui capiremo se qualcosa è cambiato.

Perché nel 2026 parliamo di minori

Se per un adulto la disconnessione è un atto di igiene mentale, per un bambino è una condizione di sviluppo. Il focus di quest’anno sarà quindi il rapporto tra minori e digitale:

  • l’impatto degli schermi sui cervelli in sviluppo
  • la fatica dei genitori nel regolare tempi e strumenti
  • la pressione sociale che rende difficile dire “non ancora”

 

Ma parlare di bambini significa, inevitabilmente, parlare di adulti.

 

Proteggere un figlio non è solo stabilire regole sugli schermi. È fare i conti con la propria difficoltà a spegnere, con la propria dipendenza dalla distrazione, con il bisogno di riempire ogni silenzio. È chiedersi che esempio stiamo offrendo quando diciamo “basta telefono” senza riuscire a rispettarlo noi per primi.

 

Non possiamo chiedere a un bambino di tollerare il vuoto se noi per primi lo evitiamo. Non possiamo educare alla misura se viviamo nell’eccesso.

 

Per questo lo Sconnessi Day 2026 non sarà una lezione per genitori. Sarà uno spazio in cui riconoscere le nostre fragilità digitali, prima ancora di intervenire su quelle dei più piccoli.

 

L'educazione digitale non inizia con una regola.
Inizia con un adulto che riesce a stare senza telefono davanti a suo figlio.

Questo non è un evento

È un allenamento.

 

Il 22 marzo torneremo a incontrarci per una giornata intera dedicata alla disconnessione e alla riconnessione - con uno spazio di lavoro personale e uno dedicato alle famiglie. Il programma sarà pubblicato a breve.

 

Nel frattempo, puoi iniziare da qui. Puoi iniziare oggi.

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Perché la consapevolezza non nasce in un giorno. Si coltiva.